mercoledì 10 ottobre 2012

Friedrich Ritter von Amerling

I particolari ci sono tutti: la veste candida  di un tessuto puro,i capelli lucidi e ben curati (strano per una bambina di 2 anni che visse a metà ottocento),persino  la bambola porta a riflettere sul benessere che circonda il letto della bimba.
Particolari che diventano privi di significato di fronte alla purezza dello sguardo addormentato della piccola pricipessa Maria Francesca,un'innocenza annunciata e assolutamente reale.
Niente trucchi,nessun gioco di potere,niente etichette sul letto di Maria Francesca , in questa istantanea...ops dipinto, si rincorrono i sogni di giochi d'inizio ottocento che allontanano qualunque inganno reale dal palazzo dei Leichtenstein...tutto può attendere per far spazio alla fantasia della principessina alla quale è negato sapere quale futuro l'attenderà,per ora tutto può tacere ancora qualche anno poi,chissà...

domenica 1 luglio 2012

per volere o per dovere?


E poi si arriva ad un'età in cui ti fai solo domande.Domande su tutto.Su quello che hai fatto su come l'hai fatto o avresti potuto farlo,e poi le stesse domande con la negazione davanti .Domande sulle scelte fatte e non fatte ,cosa avresti potuto avere in più di quello che hai,i posti non visti,gli amici persi di vista,i pochi rimasti sulla tua strada,le persone che ti hanno dato fiducia e quelle che ancora ti chiedi come hai fatto a dargliela,gli errori fatti sempre sulle stesse cose e quelli che (fortunatamente) non hai ripetuto,le persone che in foto "quanto siamo amici" e poi non ti presterebbero neanche un foulard alla prima folata di vento.
E  tutte le domande su tutte le possibili vite parallele che avresti vissuto se non avessi fatto questo percorso.
Ti domandi se quello che hai ce l'hai perchè lo hai VOLUTO davvero o lo DOVEVI proprio fare,e qui magari rimani alcuni minuti ferma a riflettere perchè il limite tra quello che si vuole e quello che si deve è molto sottile.Poi ci sono le domande sulle persone che hai incontrato,su quelle che purtroppo non ci sono più e le vorresti rivedere almeno una volta (e quanto lo vorresti),quelle che speri di non rivedere nemmeno per sbaglio,quelle che "magari uno di questi giorni organizziamo",(forse per loro il DOVERE ha prevalso sul VOLERE).Quelle che "non credevo fossi così brava!" sottintendendo che credevano fossi una zappa o peggio quelle "ti adorooooooooooooooo!" ,domande su chi ,dopo anni di alzatacce fianco a fianco, non si ricordano il tuo nome,poi un giorno d'estate improvvisamente ricordano tutto il tuo albero genealogico (magari loro VOGLIONO ricordare per chissà quale risveglio di coscienza).
Le domande su chi arriverà ,su chi ci sarà sempre,su me e il contrario di me,su quella che sono e non voglio essere... Poi arriva il momento in cui ti "svegli" guardi l'orologio sul comodino che ti dice che sono le 23.43 alzi gli occhi,ti rendi conto che la stanza è sempre quella dei tempi delle vasche al viale che terminavano in edicola a comprare "Cioè" e ti dici che se sei arrivata fin qui senza aver risposto alla metà di queste domande vuol dire che di vita ce n'è ancora tanta per fare il doppio delle cose che ti domandi,e che forse il bello è lasciarne alcune così.


lunedì 18 giugno 2012

Alberto Giacometti


Quando ho studiato per la prima volta la scultura di Giacometti ho pensato che fossi di fronte al solito artista ossessionato dal sesso che normalmente andava di moda in quegli anni in Europa e,com'era doveroso,con una certa influenza da Dalì,avrebbe reso qualunque concetto astratto,simbolista e sospeso nel mondo paranoico ossessivo.
Presto mi resi conto che così non era,o meglio,lui era più di questo soprattutto quando,preso dall'esigenza di trovare un linguaggio personale che non fosse più associato a quello di Breton,si allontana dalla cerchia surrealista.
Probabilmente la morte del padre è un elemento decisivo nella sua scelta artistica che lo allontanerà dal mondo di Dalì e lo porterà vicino ad una scultura esistenziale,la quale mi ha conquistata completamente,e non a caso rientra nella sua produzione così detta "della rinascita".
Dopo aver sperimentato il moto umano in "Uomo che cammina" e "Uomo che attraversa una piazza" Giacometti propone un'idea opposta con "Uomo che cade" in cui il disequilibrio porta ad un momento drammatico che non induce a ridere (come dovrebbe classicamente),ma sottolinea la pericolosità di questo momento che è palesemente ispirato da Rodin.
Questa opera mi riporta alla tematica di Pirandello ovvero il banale che fà ridere alla comunità,ma che nasconde il dramma dietro il sipario teatrale e che porta a riflettere le stesse persone che istintivamente hanno provato ilarità senza capire il movente di ciò che muta sotto i propri occhi.
Tema ancora presente nella nostra società,ma che stà cambiando i connotati e che ci porta a riflettere su molte cose,su molte scelte "bizzarre" ai nostri occhi che in realtà nascondono motivazioni profonde e più logiche di quanto possiamo immaginare.Chi non parla la nostra lingua o non aderisce a comportamenti socialmente riconosciuti il più delle volte viene visto "strano" o pericoloso,invece potrebbe trattarsi semplicemente di qualcuno che sta "per cadere" e tenta solo di rimanere in piedi.
Rifletterci non nuoce...
 


domenica 3 giugno 2012

Virgilio Eurisace

Camminare per Roma ha sempre il suo fascino,anche agli occhi del turista d'oltreoceano che non può non rimanere estasiato dalla bellezza ancora viva delle sue rovine che suo malgrado rimangono tali,anche andando in giro con una buona guida di Lonely planet sotto mano,ma che mai potrà rendere una reale idea di ciò che fu.
Altra cosa è conoscere Roma,guardarla con gli occhi di chi per dedizione o per passione approfondisce sui libri gli aspetti ai più ignoti...bhè lì si apre un altro mondo ancora più affascinante di quello che ci si aspetti.E così scopri che quel curioso cubo pieno di buchi che lo avvicinano (e di molto)ad una groviera gigante che si trova a Porta Maggiore altro non è che il sepolcro di un famoso panettiere vissuto nel I sec A.C. il quale lavorava per lo Stato e,vista la magnificenza della sua personalissima tomba di famiglia doveva aver fatto parecchi soldi quando ancora non c'era divieto di sepoltura all'interno della città.Questo sepolcro testimonia l'evoluzione dell'arte plebea,o meglio testimonia la scalata sociale di chi dal lavoro delle proprie mani ottenne incarichi importanti dallo Stato,da quella Repubblica ormai al tramonto che lasciava la scena ad un periodo lunghissimo quale fu l'impero.
Illustre esempio di scalata sociale al tempo della Repubblica era già stato fornito dal grande generale Mario,acerrimo nemico di Silla,divenuto esempio militare per tutta Roma,lui che arrivava dalle cariche più umili,dimostrò che un uomo senza "agganci"politici o favoritismi senatoriali poteva ottenere un suo posto in politica grazie alla propria personalità,coraggio,e strategia militare.
Se penso ai nostri giorni,a quanta diseducazione accresce credenze popolari tra i più giovani per cui se non "conosci" o non hai la raccomandazione,non lavorerai in quel magnifico posto o in quell'altro,mi viene in mente l'esempio di questi uomini vissuti nella grande Roma che vissero gli stessi pregiudizi,forse ancor più radicati di oggi ,ma che riuscirono a scardinare questi preconcetti con la loro forza. 
Le "spintarelle" sono sempre esistite,non si può negare l'evidenza,ma vanno bene per chi si accontenta del qualunquismo medio.
Per coloro i quali è importante la dignità del proprio animo ,l'esempio di questi grandi uomini non sarà vano...

venerdì 11 maggio 2012

Gli "enigmi" di De Chirico


Non avendo una tendenza esibizionista (al massimo riesco a congratularmi con me stessa per gli abbinamenti azzeccati dei capi acquistati appena uscita dai negozi),il difetto che più mi irrita in certe persone è sempre solo quello:l'ostentazione dei propri interessi .Non perchè lo trovo ipocrita,anzi alcuni credono davvero che decantare le proprie lodi gliele faccia acquisire sul serio,ma è lo stare al centro dell'attenzione di queste persone che toglie tempo a cose più stimolanti e interessanti,piuttosto che cercare un pretesto per un confronto o dibattito che lasci in sè il tempo che trova.Questa è un era in cui si fa tutto di fretta,si corre per fare la spesa,dare gli auguri di natale,pagare le bollette,fare le file in banca,insomma,tutto si riduce a un "...poi domani ci organizziamo".
Non vedo perchè uno debba perdere tempo a fingere interesse per l'egocentrismo di un'altro,specie se non ha tempo per il proprio e per tutto il resto che magari meriterebbe più attenzione.
Detto questo,posso dedicarmi all'analisi di un quadro che merita solo silenzio interiore,un quadro di un artista a me caro per aver cambiato il modo in cui guardavo al passato,lui è il grande Giorgio De Chirico.Potete ammirare i suoi quadri un pò ovunque nel mondo tra NY,Philadelfia,Stoccolma,Ginevra ma soprattutto a casa nostra con Venezia,Milano e Roma (GNAM) al quale è dedicata un'intera sala (38).
De Chirico ha una base filosofica su cui lavora in pittura e cioè Shopenhauer "Per avere delle idee straordinarie e forse immortali,non si deve fare altro che isolarsi dal mondo e dalle cose per pochi momenti in modo così assoluto che gli oggetti e gli avvenimenti più comuni ci sembrino essere del tutto nuovi e ignoti,la quale cosa rivela la loro vera essenza"
In "Enigma di un pomeriggio d'autunno" si respira il concetto di Scopenhauer con l'influenza di Nietzsche (dato dalla vela che si intravede in secondo piano )e che simboleggia il navigare avventuroso della vita.Quando realizzò questo quadro De Chirico era appena uscito da un periodo di salute precaria per cui la sua ispirazione artistica era particolarmente sensibile e il risultato ne è la prova.La piazza del quadro è quella di S.Croce a Firenze e per l'artista tutto ha forma primordiale cambiando i contenuti temporali,così la chiesa medievale prende vita da un tempio greco,la statua di Dante si trasforma nella statuaria greca priva della testa.Tutto è sospeso nel tempo e l'ambiente appartiene ad un mondo sconosciuto che per De Chirico è incomprensibile e per questo lui stesso lo definisce "enigma".Ovviamente l'influenza di Blockin è forte per il simbolismo che adotta,ma qui c'è qualcosa di più,di estraneo e incomprensibile che sfugge allo stesso artista e che deve rimanere sospeso in quel mondo metafisico.Credo che in questo quadro ci sia un'essenza di strordinaria sospensione che mette i rapporto l'arte del passato con quella contemporanea,questo è un rapporto che l'artista continuerà a rappresentare nelle sue opere posteriori cercando linguaggi e anilisi sempre nuove,ma che non verrano mai spiegate: allo spettatore è lasciata la libertà di cogliere il proprio "enigma".
Tradotto per i nostri tempi:a volte,non dico sempre sarebbe meglio cercare i propri enigmi che sprecare troppe serate davanti a cocktail pieni di banalità ed egocentrismi altrui,non credete?  

lunedì 7 maggio 2012

La cattiveria umana perde di fronte alla saggezza

Forse per l'ingeniutà che attraversa la mente dei piccoli o forse per il bisogno di essere amati,ma da bambini non vediamo nè percepiamo quanto possa essere brutale la cattiveria dell'uomo.Eppure essa fa parte della vita come l'amore,il disprezzo,la passione,la meraviglia,la sorpresa...lei c'è e più prepotente di ogni altro sentimento arriva quando pensiamo di averne viste abbastanza,entra in scena lei e tutto tace dentro e fuori di noi.
Alda Merini ha scritto molto sul dolore umano,ma anche su questo bassissimo fervore ha scritto parole che arrivano sparate al cuore ogni volta che le leggo:
"La verità è sempre quella,la cattiveria degli uomini che ti abbassa e ti costruisce un santuario di odio dietro la porta socchiusa.
Ma l'amore della povera gente brilla più di una qualsiasi filosofia.Un povero ti da tutto e non ti rinfaccia mai la tua vigliacchieria".

 Una donna rinchiusa ingiustamente in manicomio che dopo innumerevoli ellettro-shock riesce a scrivere versi così toccanti,ha di certo una sensibilità che và al di là di ogni ragionevole comprensione.Non tutti hanno una corazza ben collaudata a sferrare i colpi umani,e per certi versi diventa più facile costruirla esternamente,creando un involucro di grande impatto teatrale,ma poco consistente per  l'anima.
Qualcuno disse che la cattiveria è tanto grande quanto lo è stato il dolore che l'ha provocata,non sono del tutto d'accordo con questo pensiero visto che un uomo è tale perchè può scegliere:c'è chi dal dolore ha costruito una casa,una famiglia,un lavoro e chi lascia che il dolore diventi una giustificazione a tutto ciò che di sbagliato si sceglie di fare.
Il nostro vero problema è che diamo troppe motivazioni a cose che sono davanti ai nostri occhi,nude,vere e noi cerchiamo di definirle,questo è il problema.
Se un uomo sceglie il male è perchè "lo sceglie" e non perchè il male ha scelto lui.La cattiveria esiste e darne una motivazione sarebbe assurdo.Lei c'è.Come domattina ci sarà il sole in cielo.
Il quadro che ho scelto per questo argomento parla di un fatto di cronaca ottocentesca che ebbe molta rilevanza a suo tempo,ma non è il fatto quanto il messaggio che Gericault ha rappresentato che mi ha spinto ad associarlo all'argomento di questo articolo:la lotta per la sopravvivenza umana.Il momento della scena è quello in cui i naufraghi della Medusa avvistano i soccorsi dopo giorni di agonia,la bruttezza dei corpi,delle vesti,la magrezza e il pallore delle carni esprime tutta la violenza di questo momento in cui l'uomo vede uno spiraglio una possibilità di ritorno alla vita tra i corpi straziati e trapassati.
Accenni a Rubens (per le contorsioni quasi innaturali) e Caravaggio (uso della luce) sono espliciti,ma ciò che più mi emoziona è la scelta di rappresentare questo momento di disperata lotta in una atmosfera eterea,quasi trascendentale che crea un'emozione cupa e triste allo stesso momento.Cosa c'entra la cattiveria con "La zattera della Medusa"?...beh,io ne vedo tanta,ma lascio che sia il quadro a parlarne...


"La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l'amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria".
Alda Merini 

giovedì 5 aprile 2012

la persistenza della memoria



"...E ricoprire una piantina verde sperando possa nascere un giorno una rosa rossa..." queste parole di "Emozioni" dell'inimitabile Mogol  hanno una carica emotiva e malinconica  che richiama l'attenzione al tema di questo articolo ovvero :IL TEMPO.
In questa canzone l'idea dello sguardo al futuro riesce a sovrastare per un attimo il dolore che Battisti trasmette attraverso la sua voce e questo è per me il momento più bello della canzone.
Pensare al tempo come un'idea futura di qualcosa di migliore è una visione semplice ed essenziale allo stesso tempo,ovviamente, ciascuno di noi ne avrà una diversa a seconda del momento che si sta vivendo,ma è curioso capire quale sia quella degli artisti.In questo caso ho preso spunto da "la persistenza della memoria" del surrealista Dalì il quale al di là dei simbolismi presenti nel quadro rappresenta la malleabilità della memoria umana che contrapposta alla meccanicità degli orologi li rende "fluidi".Il pittore li rappresenta deformi,allungati proprio per la soggettività con cui l'uomo ne percepisce lo scorrere.
Per Dalì l'arte deve servirsi dei mezzi che permettano di far riaffiorare il proprio inconscio,una sorta di funzione terapeutica...mi chiedo se certi oggetti siano stati creati con la stessa funzione dall'uomo per razionalizzare un concetto così astratto come è il tempo,quasi per renderlo raggiungibile e meno sfuggente alle nostre frenetiche giornate che corrono in questo moderno mondo con tanta tecnologia e poca riflessione interna,chissà...